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- (Su Alessandro Del Piero, dopo la sua doppietta al Santiago Bernabeu) “Certo che Del Piero non
invecchia veramente mai!”. (Diego Armando Maradona)
- “La Nazionale e la Juventus sono state due grandi storie d’amore nella mia vita di allenatore”.
(Marcello Lippi)
- “Vycpalek incoraggia Boniperti: ‘Giampiero, tranquillo, Giampiero’. È un amicone Cestmir detto Cesto, per il biondino. E vanno insieme a pranzo da Biagini, e il boemo mangia a quattro palmenti e beve di quello bianco; a otto palmenti Korostolev, già lo chiamano costoletta, perché chiede sempre la costoletta di maiale. Che lupigna hanno questi due. Come ha ragione Vycpalek, dopo sei mesi di Dachau ”.
(Vladimiro Caminiti)
- “La Juve infatti è la città di Torino, è la famiglia Agnelli, è il genio italiano che impediva al capitalismo più ricco e potente di diventare arrogante e meschino, è il campione fuori dagli schemi, è la valorizzazione di tutto ciò che non è scontato, è la distrazione colta e di talento, è l’unità d’Italia, sono gli emigranti meridionali che solo il pallone rendeva aggraziati e ben fatti, goffi nella vita ma bellissimi in campo, uomini generosi che per conquistarsi il diritto di esserci carezzavano la palla e usavano i piedi come due mani di pianista”. (Francesco Merlo)
- (Rispondendo alla domanda: “mai avuto tentazioni?”) “Se per tentazioni intende qualche offerta, ebbene sì, ne ho avute. Inter, Milan, Roma, il Grande Torino. Era stato Valentino Mazzola a fare il mio nome a Ferruccio Novo. Il presidente mi ricevette nel suo ufficio: commendatore, gli dissi, sono della Juve, non posso”. (Giampiero Boniperti)
- 552 partite, con la stessa maglia. I numeri racchiudono i miei ricordi. Raccontano vittorie, e purtroppo anche sconfitte. Tanti abbracci, lacrime, a volte sconforto, euforia, sofferenza, rabbia, gioia, orgoglio. La mia passione, sempre, dalla prima volta che ho toccato un pallone. Gran parte della mia vita, insomma.
552 partite, con la stessa maglia. I numeri per me significano tanto, tutti i grandi primati che sto raccogliendo in questa fase della mia carriera. Ma non sono tutto. Perché ho sempre pensato che non basta soltanto raggiungerli, i grandi traguardi. Il valore dipende anche da come li raggiungi. 552 partite, con la stessa maglia. Sono arrivato in cima, nella storia della Juventus con Gaetano Scirea. Ecco cosa intendo quando dico che conta il ‘come’. Come Gaetano Scirea. A volte mi chiedo come mi vedono i ragazzi, i bambini. E penso che vorrei mi vedessero come io vedevo lui. Parlo dell’uomo, non solo dello straordinario giocatore. Perché questo, per me, vuol dire entrare nel cuore della gente, lasciare qualcosa che vada oltre i numeri. 552 partite, con la stessa maglia. Sono arrivato in cima, e ne vado orgoglioso. Mi fermo a guardare chi c’è al mio fianco, la stessa fascia di capitano al braccio. Solo con la Juventus, sempre e solo la nostra Juventus. Il mio nome è vicino a quello di Scirea, bellissimo. Mi piace ricordarlo, prima di tornare a guardare avanti. 552 partite, sono arrivato fino qui. Eppure continuo a non vedere l’ora che inizi la prossima, quella che devo ancora giocare. Con la stessa maglia”. (Alessandro Del Piero)
- (Su Omar Sivori) “È più di un fuoriclasse; per chi ama il calcio è un vizio”. (Gianni Agnelli)
- “‘Mumo’ Orsi è stato il più grande, poteva fare tutto e tutto faceva, come Platini. Combi fu un portento, Rosetta era fortissimo ma pelandrone, Caligaris lanciò la moda della fascia alla testa, per ripararsi dalle cuciture del pallone. Lo imitò immediatamente Bertolini. Barale era, come Rier, un modesto giocatore, Mosca ed io togliemmo loro il posto in fretta. Cesarini incantava in una partita e faceva dannare in un’altra, non era tipo da campionato ma da gara. Vecchina era già anziano, ‘Gioanin’ Ferrari era il maestro d’orchestra, bravo in difesa ed a centrocampo, ma non segnava molti goal, ‘Mumo’ lo ricordo in una partita a Brescia, quaranta gradi all’ombra, un milite svenne per la canicola, noi eravamo cotti. ‘Mumo’ sembrava una rondine, volava nell’aria. Io? Bravo, più di mio fratello. Ho fatto di tutto, terzino, mediano, mezzo destro e interno sinistro. Edoardo Agnelli era il presidente ed il barone Mazzonis l’uomo che decideva ogni affare. C’era una commissione tecnica che faceva la cernita dei migliori giocatori del campionato, poi i dirigenti e l’allenatore sceglievano i nomi ”. (Giovanni Varglien)
- “L’amarezza che fa più male, è stata la retrocessione in B, perché ho visto svanire tutti i sacrifici di una stagione dominata. Noi sappiamo quello che abbiamo lottato per vincere quei due scudetti e lo sanno anche dall’altra parte, però loro devono dire l’opposto per giustificare il motivo per cui non vincevano mai; la ragione, in realtà è una sola, noi eravamo i più forti e lo sapevano benissimo, dimostrandolo anche quest’anno battendoli a San Siro”. (Alessandro Birindelli)
- “Se Baggio è Raffaello, Del Piero è Pinturicchio”. (Gianni Agnelli)
- “La Juventus è una figlia di papà. Di papà Agnelli, di Edoardo e di tutta la generazione a venire. La Juve è stata la squadra di Charles, di Sivori, Platini, Baggio, Zidane. Il Torino invece è stato figlio della madre di tutte le sciagure: Superga. Andrei al di là della solita divisione convenzionale di una Juventus aristocratica e di un Torino popolare. Direi che la Juve è la squadra che si è tolta tutti gli sfizi, mentre il Toro spesso è stato costretto a scendere a patti con il destino”. (Roberto Beccantini)