La Juventus nelle parole di chi l’ha resa grande (quindicesima puntata)

  • “Boniperti dice che la sua Juve ha vinto tanto? Sì, è vero ma perché non va a Madrid a vedere i trofei del Real? La verità è che la Juve non deve mai guardarsi indietro, ma pensare sempre al successo che verrà”.
    (Gianni Agnelli)
  • “Noi non andavamo in ritiro, sapevamo controllarci. Anche alla domenica ognuno di noi poteva pranzare a casa e raggiungere lo stadio. Eravamo organizzati, la Juventus era l’unico club che disponeva di un magazziniere con tre valigie piene di indumenti e di scarpe da gioco, nessuno di noi doveva fare il facchino nelle trasferte. Vincemmo otto partite consecutive senza accorgercene, i giornali di Torino scrivevano che stavamo confermando le attese, quelli di Milano ci snobbavano. lo ero giovane, presi il posto di Barale sul finire di stagione, per non mollarlo più. Quella Juventus era una famiglia, un gruppo compatto. Se non c’è spirito di corpo uno squadrone si trasforma presto in una squadretta. Eravamo amici, ci vedevamo spesso fuori dal campo”. (Giovanni Varglien)
  • “La Juve è la Juve, deve stare sempre in alto”.
    (Fabio Capello)
  • (Su Luciano Moggi) “Lo stalliere del re deve conoscere i ladri di cavalli”. (Gianni Agnelli)
  • “Non sono un santo. Se ho peccato, l’ho fatto esclusivamente per difendere la mia società”. (Gianpiero Boniperti)
  • “La gioventù di cui portiamo il nome
    Ci pulsa appien nel muscoli e nel cuor,
    sappiamo goder ma pur sappiamo come
    si debba oprar sui campi dell’onor…
    Prima del dì della vecchiezza
    Del sacro ardore giovanil
    Vogliam goder, vogliam goder
    Tutta l’ebrezza di un radioso eterno April.
    Sovra il terren la palla vaga e balza
    Veglia il terzin e l’half ricaccia al vol
    Dalla tribuna un plauso al ciel s’inalza
    Quando l’avanti pronto segna il gol.
    Scoccata è l’ora della gloria
    Urla di gioia anche il portier
    Hip Hip Hurrà, hip hip hurrà per la vittoria
    Dei bianconeri dei bianconer ”
    (Inno juventino)
  • (Su Edgar Davids) “Se lo incontri di sera cambi strada, quegli occhi sono terrorizzanti” .
    (Gianni Agnelli)
  • “Per me l’Italia è soprattutto la Juve. Addosso ho ancora i segni che mi ha lasciato Ciro Ferrara. Per un attaccante affrontare un’italiana resta il top, la vera prova del nove. Ferrara, Montero, Boksic, Del Piero: dopo averli affrontati sapevi di aver giocato al massimo”. (Ryan Giggs)
  • (Su Gianluca Vialli) “Gli dedico un pensiero ogni giorno. È stato un caro amico, mi è rimasto vicino nel dramma: non l’ho mai dimenticato. Mi piace pensare che persone come lui non moriranno mai: è riuscito a lasciare un segno così profondo che per me persone del genere non possono mai morire. Lui era orgoglioso di me, in giro diceva che non c’entravo nulla. Oggi gli direi: sono stato assolto, e lo abbraccerei come mai fatto prima”. (Michele Padovano)
  • “Alla Juventus la vittoria non dà felicità, ma sollievo. È il completamento di un dovere, non il raggiungimento di una vetta”. (Gianluca Vialli)
  • (Risposta alla domanda: “Il significato di essere maturato in una società come la Juventus, che in tutto il mondo è presa ad esempio ”) “È stato più che importante, è stato fondamentale. La mia storia personale, il mio percorso di calciatore sono maturati nell’ambiente bianconero, profondamente influenzato dallo stile e dal carisma di personaggi come l’avvocato Gianni Agnelli, Chiusano, ora Grande Stevens, e poi Bettega, Giraudo e Moggi. In particolare, voglio dedicare un pensiero alla figura del Dottor Umberto, sempre molto vicino a me personalmente e alla squadra. La sua era una presenza discreta eppure molto attenta, incisiva, un vero punto di riferimento per tutti”. (Alessandro Del Piero)

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