Trump, Maduro e il diritto internazionale calpestato

Alle 2 di questa notte, ora di Caracas (erano più o meno le 7 del mattino da noi) gli Stati Uniti hanno lanciato un’offensiva aerea su Caracas – per chi non lo sa si tratta della capitale del Venezuela. Hanno colpito una serie di obiettivi militari (e politiciI) che secondo Caracas avrebbe provocato anche perdite civili. Il presidente Maduro è stato arrestato – come la moglie – e ora sarebbe in viaggio verso gli USA.

Il Venezuela è un regime, ma cosa succede ora?

Il governo venezuelano è un regime – che tra l’altro sta detenendo senza ragione Alberto Trentini da 414 giorni, ma questa palese violazione del diritto internazionale rischia di creare un caos enorme senza risolvere nulla:

a) il regime sudamericano per ora non sta crollando (si rischia solo di far scivolare uno dei più importanti paesi dell’America Latina in uno stato di anarchia che non avvantaggia nessuno);

b) l’azione degli Stati Uniti finisce per legittimare (almeno in parte) tutte le violazioni del diritto internazionale. Cosa potranno fare gli USA se domani la Cina dovesse intervenire a Taipei? E quale sarà l’impatto di questa scelta sul fronte ucraino?

Europa, un’altra occasione persa…

Purtroppo non si può fare a meno di rilevare che ancora una volta l’Europa ha perso l’occasione per parlare con una voce sola: per il governo Meloni l’operazione è legittima – più o meno quello che afferma Macron -, mentre Sanchez condanna la violazione del diritto internazionale.

Non si può fare a meno di itare il capolavore di equilibrismo democristiano della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha sottolineato come l’Unione sia “al fianco del popolo venezuelano” e sostenga una “transizione pacifica e democratica”, e che “qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite”.

Ogni commento mi pare superfluo….

Fonti USA hanno comunicato l’arresto di Maduro e della moglie e il loro già avvenuto espatrio.

L’azione militare segue di alcuni mesi il blocco navale ordinato da Washington con l’impiego della più grande portaerei del mondo e l’obiettivo dichiarato di fermare la partenza di imbarcazioni usate per l’esportazione di droghe in territorio statunitense.

Da Mosca è giunta l’immediata condanna dell’azione militare mentre autorità venezuelane hanno denunciato il vero obiettivo dell’aggressione nella volontà di controllo sulle enormi risorse petrolifere del Paese (le maggiori al mondo con 300 milioni di barili al primo gennaio 2014).

Sul piano strategico (o geopolitico come si dice ora), Trump vuole sottrarre il Venezuela alla doppia influenza russa e cinese (in atto da tempo).

Torniamo in gran fretta alla logica del “cortile di casa” e a un mondo dove guerre (preventive, d’interesse, esistenziali…) tornano a dominare il panorama globale in una completa paralisi e impotenza delle istituzioni multilaterali.

Penso che quanto si sta consumando in queste ore (e minuti) vada condannato con la massima fermezza.

Nessuna simpatia verso

Il punto è che precipitare nelle pagine peggiori del vecchio tempo (e secolo) dove potenze imperiali regolavano i conti nelle rispettive “aree di influenza” con blitz militari, bombardamenti, golpe e assassinii rappresenta una sciagurata forma di follia.

Dirlo con chiarezza è anche la condizione per evitare in ogni sede e contesto un baratro simile.

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